
Un amico yazida ci ha detto: dopo tante persecuzioni, non siamo abituati a chi ci offre delle opportunità. E invece questa volta un’opportunità importante per un piccolo gruppo di giovani adolescenti yazidi ci sarà.
Grazie ai Collegi del Mondo Unito, sono in corso in questi giorni in Iraq le prime selezioni che, in modo aperto e trasparente, daranno la possibilità di inviare più di un giovane iracheno, tra i 16 ed i 18 anni, a studiare in Italia, a Duino vicino Trieste o in un altro dei 16 Collegi sparsi nel mondo. Le selezioni sono dedicate quest’anno a borse di studio per ragazze e ragazzi delle minoranza yazida.
La Regione Friuli Venezia Giulia ha deciso di sostenere una borsa di studio presso la prestigiosa scuola di Duino. UWC International si impegnerà per finanziare altre borse. Si spera così di poter mandare almeno 5 studenti yazidi agli UWC per concludere, in Italia o altrove, l’ultimo biennio della scuola superiore.
L’ONG “Un ponte per…” ha messo a disposizione l’infrastruttura logistica, le risorse umane e materiali per realizzare le selezioni. Sia perché l’organizzazione crede fermamente in tutte le iniziative che possano garantire un futuro all’Iraq e agli iracheni, sia per la fortunata coincidenza che alcuni ex studenti dei Collegi sono operatori della nostra ONG.
E nonostante i continui black-out e il gelo di questi giorni sull’altopiano curdo, a Dohuk nel nord Iraq, si sono svolte le selezioni in seguito alla pubblicazione del bando e la sua diffusione tra tutte le ONG e le organizzazioni sociali della comunità yazida. È stato un percorso complesso, perché la minoranza yazida in gran parte è sfollata dal 2014 – dopo la conquista da parte di Daesh (lo Stato Islamico) delle aree da loro abitate nel paese – e nel frattempo pochissimi sono rientrati nelle loro case. Molti ragazzi hanno perso anni di scuola, molti i casi di giovani donne rapite.
Diversi di questi giovani hanno dovuto abbandonare gli studi per lavorare e sostenere le famiglie. Tra gli sfollati, tantissimi vivono da 2 anni nelle tende dei campi profughi. Da queste parti si parla di loro come “lost generations”, le generazioni perdute che non hanno potuto seguire un normale percorso educativo, ma hanno subito la guerra e le sue conseguenze.
Il bando, tuttavia, è circolato tantissimo e in pochi giorni, con un ampio tamtam sui social network e tra le organizzazioni yazida. Trenta ragazze e ragazzi si sono presentati per cogliere quest’opportunità. E tra loro dei grandi tesori da scoprire. Giovani donne con l’argento vivo addosso. Che sono fuggite dalle tenebre della persecuzione di Daesh e ti dicono candidamente di vivere in una tenda da 2 anni.
E di amare lo studio, i libri, l’arte. Di aver imparato l’inglese nei campi profughi più con il cellulare che non a scuola. Di sognare di poter fare tante attività ma di aver perso tutto e di versare in una situazione economica difficile. Ma non pensano di arrendersi. In molti fanno volontariato all’interno dei campi profughi per aiutare chi sta peggio di loro.
Altri si impegnano in politica o nella musica e nello sport. Alcuni sono orgogliosi di aver vinto un campionato di basket. In molti, tra i migliori, non provano rancore, ma al contrario sperano in un futuro di pace e convivenza per il loro Paese. Ed è a loro che cercheremo di dare questa opportunità. Perché possano diventare un domani testimoni di pace e di solidarietà, come insegnano gli UWC.
L’Iraq oggi non ha bisogno di un’altra valanga di aiuti umanitari che, come accaduto dopo il 2003, crei fiumi inarrestabili di corruzione e diseguaglianza. Gli iracheni hanno bisogno di costruire una nuova generazione non forgiata dall’odio e dalla violenza della guerra. E ci sono centinaia di giovani che sperano che il loro Paese cambi. Molti di loro desiderano, dopo un’esperienza di studio in uno UWC, tornare a casa loro ed essere d’aiuto.
Uno dei giovani studenti incontrati, che vive ora in una tenda di un campo profughi, ci ha detto che vuole studiare ingegneria perché deve tornare a Sinjar, dove la persecuzione degli yazida è cominciata, per ricostruire la sua città. E renderla più bella. Come la luce degli occhi di queste ragazze e ragazzi a cui nessun deve più togliere il futuro.
Domenico Chirico – Un ponte per..