Versa. Agita. Versa. Versa. Agita.

Jona spiega come lo studio delle scienze ha cambiato completamente il suo modo di vedere il mondo

La cosa più importante che ho imparato a lezione è che la scienza richiede perseveranza. Non si tratta solo di passare molto tempo in laboratorio, ma anche di darsi il tempo necessario per interpretare i risultati – che spesso possono essere sorprendenti. Rispetto a come studiavo le scienze prima, in Albania, qui al Collegio è tutto diverso. Invece di limitarci a studiare le discipline scientifiche sui libri di testo, qui riusciamo a capire cosa significhi fare per davvero lo scienziato. Ad esempio mi ricordo i pomeriggi interi trascorsi a lavorare alla mia tesina, un autentico lavoro di ricerca. Questo nuovo approccio pratico soddisfa la curiosità di noi ragazzi rispetto al mondo reale e, allo stesso tempo, ci fa acquisire capacità sia concrete che di pensiero critico. Non imparo più solamente a memoria le proprietà degli acidi e delle basi, ma li osservo in azione in laboratorio. Inoltre, collaborare con studenti di altri corsi di scienze per il mio progetto mi ha fatto capire che le discipline scientifiche non funzionano separatamente, ma si completano a vicenda. Mettere un chimico, un fisico e un biologo nella stessa stanza ad analizzare un determinato fenomeno migliora la nostra comprensione dei concetti scientifici grazie a punti di vista diversi che vanno ad aggiungersi l’uno all’altro, come i mattoni di una casa.

Per molti aspetti, lo studio delle scienze qui al Collegio non si esaurisce in classe. Grazie alla dedizione e all’entusiasmo del dipartimento di scienze, che organizza molte attività aggiuntive, siamo riusciti a visitare l’Università di Trieste, dove abbiamo potuto osservare come funzionano le moderne tecniche di analisi. È importante uscire dall’aula per capire come quanto studiamo sui libri si innesti nel mondo reale. Ed è ancora più importante esercitare le nostre conoscenze, in modo da rafforzarle, ampliarle e infine comprenderne il valore.

Tornando alla questione delle scienze che non si esauriscono sui banchi di scuola, altri esempi sono i relatori che vengono al Collegio e le nostre attività settimanali di divulgazione scientifica con i bambini. Siamo fortunati a trovarci in un territorio circondato da molte istituzioni scientifiche, il che ci permette di invitare molti ospiti. L’anno scorso abbiamo avuto con noi Ali Hassanali, ricercatore del Centro internazionale di fisica teorica (ICTP), che è venuto a parlare dei legami dell’idrogeno alla nostra conferenza TEDx.

Inoltre, ogni giovedì i nostri laboratori si riempiono di bambini della comunità locale, che assieme a noi studenti discutono di argomenti scientifici in modo spensierato e divertente. L’effetto di questa iniziativa è stato notevole e ci ha dimostrato che i bambini sono in grado di capire la scienza tanto quanto gli adulti. Hanno il loro modo di processare le informazioni scientifiche. Gli studenti del Collegio rimangono spesso sbalorditi dalla velocità con la quale i bambini afferrano i concetti. Inoltre, aprire i nostri laboratori ai bambini della comunità permette loro di soddisfare le loro curiosità e rende la scienza più divertente. Questa attività di volontariato è un’opportunità preziosa anche per noi studenti del Collegio. Ci dà la possibilità di rafforzare le nostre conoscenze, poiché siamo noi a salire in cattedra. Ci dà, inoltre, la possibilità di spiegare argomenti relativamente semplici in modo creativo e divertente, e ci spinge a pensare al di fuori degli schemi.

Questo mi conduce a quello che rappresenta un vero e proprio filo rosso nel mio viaggio all’interno della scienza: pensare al di fuori degli schemi. È un aspetto che è stato sottolineato in classe, ed è stato anche ripreso nel lavoro svolto per la mia tesina e durante molte altre attività del dipartimento scientifico. Molti hanno unito l’arte alla scienza, pensando a uno strumento efficace per analizzare la realtà da punti di vista diversi, che spesso si intersecano. Altri credono che l’arte sia separata dalla scienza, ma a mio parere si sbagliano parecchio. Gli artisti e gli scienziati hanno sempre collaborato, influenzando, ispirando, e sviluppando le reciproche idee. Recentemente al Collegio abbiamo svolto un’attività sulla tavola periodica degli elementi, nella quale abbiamo usato la poesia per rappresentare la natura e le proprietà di diversi elementi. Il Mole Day è un altro esempio di come la scienza non sia separata dall’arte: queste discipline si uniscono per fornire i pezzi mancanti che servono a completare il puzzle della vita reale.

Studiare scienze è stato impegnativo, ma mi ha anche regalato grandi soddisfazioni. Penso che me ne darà ancora di più quando andrò all’università. Che io continui a studiare scienze o meno, le lezioni dei corsi del Collegio mi hanno insegnato a pensare in modo critico. Ho imparato a diffidare dei miei preconcetti, a interpretare i risultati in modo preciso, a tenermi informata e a fare attenzione ai fatti discutibili. Il mio viaggio nella scienza mi ha aiutata a sviluppare un’etica del lavoro meticolosa, che mi rende sempre critica, pronta a formulare ipotesi, a mettere in dubbio e interpretare i fatti. È un’etica del lavoro che mi ha portata ad apprezzare i fallimenti tanto quanto i successi. Nelle parole del mio insegnante: “Fare scienza va molto al di là dei risultati, giusti o sbagliati che siano. Bisogna pretendere dei risultati, ma alla fine la cosa più importante è come voi li usate”.