
Tornato a Duino per la prima volta dopo 17 anni, Emmanuel è sia epidemiologo che biostatistico e lavora al Lacor Hospital nel suo Paese natio, l’Uganda. È cresciuto sognando di diventare medico per aiutare il suo popolo, ha voluto a ogni costo studiare medicina in Uganda, perché ritiene che studiare nello stesso ambiente nel quale poi si praticherà la professione di medico rappresenti un valore aggiunto. Non molti di noi hanno la fortuna di Emmanuel, di capire già a 10 anni quale sarà la loro missione nella vita. Come ha affermato lui stesso, “un giorno o l’altro l’ispirazione vi coglierà” – l’ispirazione per aiutare gli altri, per impegnarsi per il cambiamento e per “far parte della soluzione, invece che del problema”. E quando arriverà, potete tirarvi indietro o accettare la sfida, cosa che potrebbe rivelarsi difficile, persino pericolosa. E il prezzo da pagare potrebbe essere alto – pensate alla sorte di Giulio Regeni. Ma quando si è posti di fronte a una sfida, a un problema, o a una necessità, bisogna affrontarlo e decidere di agire anche in modi insoliti, piuttosto che non agire affatto”.
Emmanuel ha condiviso con noi la sua storia, tornando ai 2 anni intensi trascorsi a Duino e facendo ridere di cuore gli studenti quando ha parlato della sua tesina, ma anche ricordando come la sua fede abbia conferito un significato ancora maggiore alla sua esperienza UWC. Dopo il diploma, Emmanuel è tornato in Uganda a studiare medicina grazie a una raccolta fondi sostenuta dal Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico. Da piccolo era stato ispirato dall’esempio di Lucille Teasdale e di suo marito Pietro Corti, che avevano fondato il Lacor Hospital con l’obiettivo di formare persone del luogo, in modo che la struttura potesse arrivare a essere interamente gestita da personale ugandese, come accade oggi. A Lacor Emmanuel ha affrontato un’epidemia di ebola e l’impatto devastante dei conflitti sulla popolazione locale. È diventato epidemiologo e biostatistico presso il Lacor Hospital, il secondo ospedale dell’Uganda per dimensioni e il più economico, poiché al massimo il 25% dei costi sanitari è a carico dei pazienti. Emmanuel è quindi un medico altamente specializzato, insegna Sanità pubblica all’università ed effettua ricerche per la prevenzione dell’HIV e delle infezioni, e ha responsabilità manageriali in materia di controllo e miglioramento della qualità. Pur sentendo molto forte la necessità di migliorarsi continuamente, ha consigliato agli studenti di non curarsi troppo dei titoli accademici e di concentrarsi invece sulla soddisfazione ineguagliabile di esser riusciti a migliorare la vita di un paziente, o a far sorridere qualcuno che soffre, o semplicemente a impegnarsi per una buona causa. Ha detto agli studenti che nella vita professionale devono essere pronti a “sfidare lo status quo, a essere innovativi e trovare soluzioni creative a problemi urgenti”, e li ha invitati a coltivare al massimo la loro creatività mentre si trovano al Collegio. “Concentratevi, traete il massimo dalla vostra esperienza UWC, ma restate aperti alle varie possibilità”.
Verso la fine della conferenza, Emmanuel ha detto di essere tornato per rivedere i suoi insegnanti e ringraziarli per il loro aiuto e per le opportunità uniche di cui ha goduto anche grazie a loro. Infine, ha dedicato il suo ultimo pensiero all’importanza dell’amicizia e delle reti di contatti, che sono la chiave per cambiare le cose e “portarle a termine”. Ha concluso affermando che gli studenti UWC sono “una famiglia speciale. Non siamo molto normali, e il consiglio che vi do è di vivere secondo la metafora della matita: “abbiate un tratto deciso, correggete i vostri errori e poi proseguite sul vostro tracciato, lasciando un segno””.
RAI2 recentemente ha trasmesso uno speciale su Emmanuel e il Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico.