Giovani e volontariato: sondaggio di Mondo 2000

Perché solo alternanza scuola-lavoro e non scuola-volontariato? Nell’ambito del progetto I can-WE CAN si è voluto capire meglio il rapporto dei giovani con il volontariato.

Nell’ambito del progetto I can-WE CAN finanziato dal Centro Servizi del Volontariato, all’associazione Mondo 2000 si è voluto capire meglio il rapporto dei giovani con il volontariato, non interrogando le associazioni sul ruolo che i giovani possono avere nelle loro attività, ma riportando le domande agli studenti per raccogliere le loro impressioni ed esperienze con attività di volontariato. Abbiamo utilizzato un questionario che ci permettesse di capire se ragazzi tra i 16 e i 19 anni delle scuole superiori avessero già provato quest’esperienza. Il questionario permetteva di seguire al suo interno due percorsi diversi: il primo raccoglieva le esperienze fatte dai ragazzi, gli ambiti e il tempo che dedicavano a questa attività, e il secondo cercava di capire le aspettative dei ragazzi rispetto ad attività di volontariato. Una parte finale del questionario è stata lasciata aperta, per dare la possibilità di esprimere in forma libera i loro pensieri e cercare di raccogliere le loro impressioni, con l’obiettivo di sviluppare, in futuro, attività più mirate e costruite sulle esigenze espresse. Sono stati raccolti 241 questionari nelle scuole superiori della provincia di Udine e Trieste divise tra istituti tecnici e licei.

Il questionario è stato somministrato al termine di una giornata di incontro tra ragazzi nelle scuole superiori. Gli incontri prevedevano la presentazione di diverse forme di volontariato fatte dai ragazzi del Collegio del Mondo Unito che hanno, all’interno del loro piano di studi, un’alternanza scuola-volontariato. La formula della comunicazione tra pari ha sempre ottenuto ottimi risultati, lasciando ai ragazzi la possibilità di confrontarsi tra di loro, condividere le loro esperienze, e stimolare la curiosità verso forme di approccio diverse alla risoluzione di problemi della vita quotidiana anche attraverso attività di volontariato che troppo spesso vengono dimenticate in quanto si mira sempre ad un posto di lavoro che, in molti casi, non riesce a far emergere e coltivare le reali passioni dei giovani. Si è scelto di utilizzare un formulario dove apparissero indicazione della scuola, classe di riferimento, età, e lasciarli in forma anonima per permettere ai ragazzi di esprimersi nella maniera più libera possibile. Come impressione generale raccolta durante gli incontri, pochi ragazzi fanno volontariato, c’è interesse ma i tempi disponibili sono pochi.

La scuola è un ottimo veicolo per diffondere la cultura del volontariato e venire a contatto con la realtà in cui si vive. Gli insegnanti sono in assoluto il link più importante e trasmettono agli studenti delle possibilità di esperienze. Risulta però difficile scegliere e capire con pochi incontri le attività e le possibilità di reale aiuto che si possono portare. La famiglia è un altro bacino importante dove discutere e da dove partire, coinvolti dai familiari. Si percepisce il desiderio di vedere nei ragazzi l’impatto di una loro azione, che però non potrà avvenire in un unico intervento ma necessita di una costanza nell’impegno. Tra i desideri maggiori dei ragazzi c’è il portare aiuto al prossimo, alle persone, mentre si dimenticano altri tipi di impegni che le attività di volontariato affrontano. I dati raccolti sono stati messi a disposizione del Centro Servizi per il Volontariato nella speranza che l’alternanza scuola-lavoro possa essere integrata da un’alternanza scuola-volontariato, perché per diventare grandi è importante coltivare i propri sogni e non cercare unicamente attività lavorative economicamente appaganti.

Marta Vuch