
Quelli appena trascorsi sono stati anni duri per tutti, e per ciascuno lo sono stati in modo diverso. Ma certamente, chi ha dovuto affrontare l’emergenza dal punto di vista professionale ha avuto su di sé un carico notevole. Per questo abbiamo deciso di ascoltare le voci di alcuni esponenti del mondo sanitario, legati in modo vario al Collegio di Duino. Dopo Sandra e Enrico, infermieri al nostro Collegio sentiamo Marina Macchiaiolo, pediatra specializzata in malattie rare presso l’Ospedale Bambino Gesù di Roma e Presidente della Commissione Nazionale Italiana UWC.
È stato durante i giorni di selezione nazionale del 2020 che sono iniziati ad arrivare i messaggi e le chiamate con le prime notizie allarmanti. Marina ricorda molto bene quel momento. “Mentre a Duino si intervistavano i futuri studenti dei Collegi, coinvolgendoli nelle varie attività delle selezioni, il collegio cinese dava notizia che non avrebbe riaperto”. Gli studenti che in quel momento si trovavano in Cina avevano appena avuto un momento di vacanza per una festività nazionale, e non immaginavano che quella pausa dalle lezioni sarebbe durata tanto.
Nessuno poteva immaginarlo. Siamo intervenuti immediatamente, per trovare ospitalità a ragazze e ragazzi che in quel momento si trovavano lontani da casa. Nel giro di poche settimane la stessa cosa è successa agli studenti che si trovavano a Duino: la scuola ha chiuso, come è successo in tutta Italia, e anche qui c’è stato bisogno di trovare una casa a chi non era in grado di raggiungere la propria. Marina ci ha raccontato della grande disponibilità e prontezza con la quale molte famiglie si sono rese disponibili ad accogliere gli studenti per settimane o, in alcuni casi, mesi: una mobilitazione che nel giro di quattro giorni ha fatto in modo che tutti avessero un posto dove stare.
Da vent’anni lavoro in ospedale e non avevo mai visto un’incidenza tale di disturbi di salute mentale negli adolescenti come quelli manifestati tra settembre 2020 e giugno 2021. I giovani sono sicuramente molto provati. Chi è forte riesce a superare questa sfida, ma c’è anche chi è stato colpito, e non si può non tenerne conto.
È innegabile che sia stato un periodo difficile, ma è anche vero che ognuno ha fatto del suo meglio per venirne fuori, mettendo a disposizione le proprie competenze professionali e a volte anche un po’ di fantasia.
Durante la fase acuta, Marina ha costituito una task force internazionale con altri due colleghi, un pediatra di Barcellona e un’epidemiologa della Nuova Zelanda. “Insieme abbiamo formato un comitato di esperti, al quale i rettori dei vari Collegi hanno fatto riferimento per definire le singole strategie”.
C’è voluta parecchia fantasia anche per decidere che forma dare alle selezioni nazionali durante una pandemia, non essendo possibile farle in presenza. “Di solito le selezioni si svolgono in due fasi, una regionale e una nazionale, nelle quali trascorriamo insieme un giorno intero, anche un giorno e mezzo, per svolgere le attività. Fino a un anno fa, stare fisicamente nello stesso posto ci permetteva di osservare non solo le reazioni dei candidati durante le prove, ma anche durante i tempi morti, momento particolarmente rilevante per vedere l’interazione tra i ragazzi”.
Capire se ragazze e ragazzi siano pronti a frequentare uno UWC è molto importante ed è proprio questo il compito che svolge la Commissione Nazionale Italiana UWC, presieduta da Marina.
Quest’anno non è stato possibile svolgere le selezioni in presenza. Ci si è allora inventati delle attività da svolgere online: per la fase regionale, un colloquio individuale più lungo del solito, nel quale la commissione ha potuto testare la motivazione e il grado di interesse personale nei valori del movimento UWC. Per la successiva fase nazionale, invece, l’esperienza è durata una giornata intera, con due interviste fatte da due commissioni separate, una incentrata sugli aspetti più emotivi, l’altra più inerente gli aspetti accademici. E poi ci sono state delle attività di gruppo, con giochi realizzati su Zoom. “Attività utili, perché alcune cose si vedono anche così: chi vuole imporsi, chi è timido, chi ha delle difficoltà ma riesce a tirare fuori una forza incredibile”.
A luglio la commissione ha potuto incontrare di persona le ragazze e i ragazzi che di lì a poco sarebbero partiti per gli United World Colleges. “Una cosa che ha colpito tantissimo me e il resto della Commissione è stato vedere dal vivo gli studenti. Alcuni ce li ricordavamo bene, ma ci sono apparsi completamente diversi: ragazzi che immaginavamo alti e spavaldi erano molto più piccoli, e magari timidi, oppure il contrario”. Una dimostrazione tangibile di quanto sia importante, dove possibile, preferire gli incontri in presenza a quelli in remoto. Un principio che il Collegio di Duino ha sposato fin da subito, garantendo la didattica in presenza per tutto lo scorso anno scolastico, fatta eccezione per pochissimi giorni – otto in tutto – nei quali è stata necessaria la didattica a distanza.