Una persona che indossa una maglietta colorata con strisce vivaci e motivi circolari ricamati sul retro. La maglietta presenta nastri di vari colori, creando un aspetto festoso e vivace.

Giornata Nazionale per la Verità e la Riconciliazione

Sono iniziati i Focus del Collegio! Il primo lo ha proposto Julien, che ha parlato del suo gruppo indigeno Métis

«If you have anything orange, please wear it tomorrow!». Finisce così una delle mail in cui Julien – studente canadese appartenente al gruppo indigeno Métis – ha invitato compagne, compagni e staff del Collegio a partecipare al suo Focus su “Indigenous peoples of Canada”. Al Collegio, infatti, chi sente l’esigenza o ha piacere di condividere un sapere legato al proprio Paese o cultura di appartenenza, trova lo spazio per poterne parlare attraverso i Focus, momenti di approfondimento proposti in modo autonomo dagli studenti.

Il primo incontro di questo anno scolastico si è svolto il 30 settembre 2021, in concomitanza con la prima Giornata Nazionale per la Verità e la Riconciliazione riconosciuta dal parlamento canadese la scorsa estate. E questa data non è stata scelta a caso da Julien: quando glielo abbiamo chiesto, ha ribadito il bisogno di condividere una storia che conosce molto bene perché sua.

“
Si pensa spesso che la cultura delle popolazioni indigene sia qualcosa di passato, estinto. È stato bello rispondere alle domande delle mie compagne e dei miei compagni e mostrare loro quanto questa cultura sia ancora oggi viva e presente
”

Un’altra ragione di urgenza è legata al dibattito che si sta svolgendo in Canada negli ultimi tempi sul ruolo delle Residential School. Queste scuole, gestite dal governo e dalla Chiesa Cattolica dal 1863 al 1998, hanno radunato bambine e bambini indigeni sottratti alle loro famiglie per essere educati in modo europeo, costringendoli ad abbandonare  la loro lingua e la loro cultura e provando a fare in modo che le dimenticassero. Al di là del trauma affettivo e psicologico che questa operazione ha generato, le condizioni nelle quali vivevano questi bambini erano spesso terribili. Le strutture erano mal costruite, poco riscaldate e gestite senza rispettare le più basilari norme igieniche: si stima che siano morti più bambini nelle Residential school che soldati canadesi durante la seconda Guerra Mondiale.

L’invito a vestire un indumento arancione in segno di solidarietà verso i sopravvissuti ha origine proprio da un episodio avvenuto in una Residential School, quando Phyllis Webstad, all’epoca una bambina di sei anni e oggi una sopravvissuta, si è vista sfilare e sottrarre la sua nuova maglia arancione, quella che aveva deciso di indossare per il suo primo giorno di scuola.

Vestire l’arancione in segno di solidarietà, ricordare questi fatti e parlare delle proprie tradizioni diventa allora qualcosa di imprescindibile per ragazzi come Julien. Un modo per dimostrare che nonostante  le atrocità perpetrate per soffocarla, la cultura indigena è tuttora presente in Canada e in giro per il mondo, resa viva da tutte le persone che la sentono risuonare dentro di loro.