
I motivi che ci spingono a metterci in gioco hanno sempre radici profonde, che affondano dentro il nostro vissuto e – se osservate con attenzione – sono capaci di raccontare qualcosa di noi. Nel caso di Maria Fernanda, studentessa del primo anno, l’insieme di fattori che l’ha portata a progettare e realizzare un filtro per la produzione di acqua pulita è una sintesi di tutto ciò che le sta a cuore. Ed è forse anche per questo che il suo progetto è uno dei cento vincitori del premio Rise Challenge, l’iniziativa globale sostenuta dalla fondazione Schmidt Futures e da Rhode Trust, volta a scovare giovani brillanti e desiderosi di contribuire a bene comune per offrire loro un sostegno concreto di lungo periodo.
Maria Fernanda ci ha raccontato la sua storia dall’inizio. Cresciuta a Lima, ha avuto fin da bambina svariati problemi di allergie alimentari. Nel corso degli anni ha scoperto che buona parte di questi problemi erano dovuti alla contaminazione dei cibi di cui si nutriva, in particolare il pesce, che proveniva da fiumi molto inquinati. E così ha deciso di informarsi sull’argomento arrivando a scoprire che moltissime persone in Perù non hanno accesso all’acqua potabile in casa. Nella foresta Amazzonica in particolare, l’acqua potabile ha costi elevatissimi per le popolazioni indigene, sia in termini economici, che di risorse: per renderla potabile essa viene fatta bollire, ma ciò non elimina i metalli pesanti e al tempo stesso disperde i sali minerali in essa contenuti.
«Per me questa è stata una scoperta sconcertante: come è possibile che a Lima, la capitale, l’acqua sia più pulita e accessibile rispetto alla foresta Amazzonica?» si è chiesta Maria Fernanda.
Il filtro realizzato da Maria Fernanda funziona in quattro fasi: per prima cosa cattura l’umidità nell’aria, poi la condensa, la purifica dai metalli pesanti, infine passa attraverso un filtro che bilancia il Ph e aggiunge i sali minerali che mancano. Messo alla prova, il prototipo (vedi immagine in fondo alla pagina) sta producendo ottimi risultati in una comunità poco lontana da casa dei genitori di Maria Fernanda, dove produce ogni giorno nove litri d’acqua pulita in modo facilmente accessibile.
Tornando a Maria Fernanda, le abbiamo chiesto cosa immagina per sé nel futuro. Ci ha detto di essere arrivata al Collegio convinta che all’università avrebbe studiato informatica, ma oggi non è più così sicura. «Amo programmare, ma l’esperienza qui al Collegio mi sta facendo mettere in discussione molte cose». Per esempio, adesso è certa di voler studiare anche la storia dell’America Latina, perché crede che sia fondamentale conoscere il passato della sua terra e la complessità sociale nella quale vivono le persone per le quali continuerà a progettare le sue innovazioni.