
Un gruppo di studenti del Collegio ha deciso quest’anno di dedicare la propria Project Week alla scoperta della Carnia e di un pezzo molto particolare della sua storia. «La nostra docente di italiano ci ha proposto la lettura di “Fiore di Roccia”, di Ilaria Tuti, e ne siamo rimasti molto colpiti» racconta Dorde, studente che viene dal Montenegro. Il romanzo di questa scrittrice friulana narra le eroiche gesta delle portatrici carniche, che durante la Grande Guerra garantirono la sopravvivenza dell’esercito italiano lungo quel tratto di confine.
Infatti, il fronte che correva dalle sorgenti del Piave a quelle del Natisone aveva un’importanza strategica e la Zona Carnia, formata da 31 battaglioni (in tutto 12,000 uomini), era ritenuta talmente cruciale da essere posta alle dirette dipendenze del Comando Supremo. Gli uomini della zona, naturalmente, erano tutti al fronte e nelle valli non restavano che donne anziani e bambini. Quando il parroco di Timau annunciò che l’esercito aveva bisogno di volontari per rifornire i soldati di viveri, medicinali, indumenti e munizioni le donne si fecero subito avanti dicendo «Andiamo, altrimenti quei poveretti muoiono anche di fame». In tutto furono in 1500 le volontarie che con grande sacrificio prestarono servizio come portatrici tra l’agosto del 1915 e l’ottobre del 1917.
Non esistevano linee ferroviarie per raggiungere il fronte, né strade carrabili. Le portatrici dovevano quindi muoversi a piedi, portando il loro pesante carico sulla schiena dentro le gerle (vedi immagine nella galleria fotografica). I tragitti erano lunghi e faticosi e, mano mano che si avvicinavano alla meta e sentivano il suono degli spari e delle bombe, per farsi coraggio si mettevano a cantare. Alcune furono ferite da cecchini e Maria Plotzner Mentil, madre di quattro figli, perse la vita a soli 32 anni.
continua Dorde. «Pensavamo che in regione tutti conoscessero la loro storia, ma quando abbiamo parlato con la gente di Udine ci siamo accorti che solo in pochi ne erano a conoscenza e che tanti la ignoravano del tutto. Per fortuna, in una libreria di Udine ci hanno detto che il romanzo di Ilaria Tuti è tra i cinque libri più venduti e questo contribuirà a farle conoscere meglio».
Oltre a Dorde, il gruppo di studenti era composto da Alexandra (Slovacchia), Laura (Ungheria), Mahmmod (Palestina) e gli italiani Agata, Caterina, Giovanni, Giuseppe, Lorenzo e Marta. Assieme hanno girato per la Carnia, visitando Paluzza e Timau. Sono rimasti molto colpiti dal fatto che questo affascinante angolo del Friuli sia popolato sopratutto da persone anziane, mentre i giovani se ne sono andati in città. Timau, poi, ha riservato loro il piacere di una visita interessantissima al Museo della Grande Guerra, dove il Direttore Luca Piacquadio li ha accolti con grande calore e li ha anche aiutati a conoscere la gente del posto e a raccogliere le loro testimonianze.
Di ritorno a Duino, Lorenzo ha raccontato di essere rimasto
Tutto il gruppo ha apprezzato questa bella opportunità e Caterina ha sottolineato che «È stato un privilegio per noi parlare con i “nonni” della Carnia e ascoltare i loro racconti. Mi hanno fatto riflettere sul nostro patrimonio storico e culturale e su come ogni persona ne custodisca un pezzo essenziale, che va curato, mantenuto, diffuso e valorizzato».
Marta ha si è soffermata su come «dietro la bellezza dei monti della Carnia ci sia il dolore, la resilienza e la generosità delle mamme e nonne delle persone che abbiamo incontrato. Nessuna lezione di storia, presentazione o video avrebbe potuto essere più efficace delle testimonianze che abbiamo raccolto. È spaventoso e frustrante sentire quanto simili siano i racconti di guerra, tanto più in questo periodo segnato dalla guerra in Ucraina. Scoprire la storia delle portatrici carniche mi ha aperto gli occhi rispetto all’impatto della guerra sulle popolazioni civili. Per me questa project week non è stata solo una lezione preziosa sul passato ma anche un modo per comprendere meglio il presente».