Una persona che indossa occhiali e un completo è in piedi all'aperto con uno sfondo verde sfocato. La luce del sole mette in risalto il suo viso, suggerendo una giornata limpida. L'individuo appare pensieroso e composto.

Intervento del Rettore, Dr. Khalid El-Metaal

In occasione della 40a Cerimonia di Apertura, il Rettore sottolinea il ruolo centrale della comunità del Collegio nella formazione dei nostri studenti

E’ per me un grande piacere rivolgermi a voi in qualità di Rettore del Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico.
Mi sento davvero privilegiato di far parte di questa comunità molto speciale che comprende tutti voi che siete intervenuti qui oggi per celebrare un giorno speciale. Non dobbiamo dimenticare che la nostra comunità comprende anche i 3.716 ex studenti che hanno frequentato il Collegio e che da 40 anni svolgono il ruolo di ambasciatori del Collegio stesso e del nostro programma di studi. Il cuore della nostra comunità è costituito poi da tutto il personale docente e non docente che, così oggi come in passato, è animato dall’incrollabile desiderio di fare la differenza nella vita dei giovani a loro affidati. I loro e i vostri contributi vivono come parte della storia collettiva del Collegio. La nostra comunità comprende anche gli abitanti di questa orgogliosa Regione che hanno un ruolo importante nella formazione degli studenti del Collegio. Infatti, il tanto citato proverbio africano “ci vuole un villaggio per crescere un bambino” non potrebbe essere più vero nel contesto dei nostri studenti che vivono e imparano circondati dalla gente affettuosa e accogliente di Duino.

Il Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico, così come le altre 17 scuole e collegi del Movimento, è stato fondato sulla convinzione che la pace e un futuro sostenibile siano obiettivi universali che garantiranno la sopravvivenza e la prosperità della nostra specie e del nostro pianeta. Questi obiettivi sono alla base delle nostre attività quotidiane e dei nostri sforzi di fornire un’esperienza educativa trasformativa che tocchi i cuori e le menti degli studenti, affidati a noi per un periodo di tempo relativamente breve, ma intenso. Questo è stato il lavoro svolto dal Collegio negli ultimi 40 anni e dal movimento dei Collegi del Mondo Unito nel suo complesso negli ultimi 60 anni. Ascoltando le parole di Mohamed e Fatima ci siamo fatti un’idea di come il Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico, come istituzione, si sia evoluto nel corso degli anni adattandosi ai cambiamenti degli ultimi quattro decenni e mantenendo allo stesso tempo un senso di continuità attraverso la sua missione che è rilevante oggi come lo era agli inizi, nel 1982.

Un modo per misurare i successi del Collegio è quello di valutare l’impegno e l’adesione profonda ai nostri valori di ciascuno di noi. Essendo arrivato al Collegio da poco cercherò di illustrare ciò che intendo condividendo solo un paio di osservazioni che mi hanno colpito in queste settimane.

Come comunità apprezziamo la diversità e gli innumerevoli modi in cui questa può essere espressa. Oggi abbiamo visto questo valore espresso dalla incredibile diversità che esiste all’interno della nostra comunità soprattutto nella cerimonia delle bandiere all’inizio di questo evento. La varietà dei Paesi rappresentati è davvero qualcosa di cui essere orgogliosi, ma forse ciò che le bandiere non mostrano sono gli elementi meno visibili della diversità culturale che possiamo vantare al Collegio, ad esempio l’ampia gamma di esperienze di vita e di convinzioni personali dei nostri studenti.
Nel breve periodo da quando sono arrivato ho potuto constatare come questi giovani stiano imparando ad accettare e valorizzare le cose che li rendono unici, e anche a comunicare questo senso di unicità agli altri, nella speranza di raggiungere la comprensione reciproca e un autentico rispetto per gli altri.

Il secondo esempio riguarda l’agire degli studenti, un aspetto che è sempre stato valorizzato al Collegio. Anche in questo caso ho assistito ogni giorno in prima persona a iniziative gestite dagli studenti che sono state ben organizzate e coinvolgenti. Ho assistito a molte discussioni condotte dagli studenti che dimostrano un alto livello di maturità e raffinatezza. Anche oggi sono certo che converrete con me che i nostri due cerimonieri, Giovanna e Mihailo, hanno svolto un ruolo strumentale nel garantire il regolare svolgimento di questo evento e ci hanno dimostrato che i giovani, quando vengono loro affidate delle vere responsabilità, sono più che capaci di raccogliere la sfida.
Tuttavia dobbiamo ricordare come i nostri risultati, per quanto significativi, non sono che un primo passo verso la nostra mission. Il nostro 40° anniversario è anche un momento per guardare con coraggio e saggezza al futuro e alle sfide che esso ci pone. Se la storia ci ha insegnato qualcosa, essa ci ha mostrato che l’autocompiacimento è nemico della pace e della sostenibilità. Pertanto il nostro compito come Collegio continua ad essere quello di impegnarci attivamente per il raggiungimento di questi obiettivi e il monumento che ci ospita qui oggi dovrebbe fungere da costante promemoria per tutti noi delle terribili e devastanti conseguenze che potrebbero colpirci se decidessimo di abbandonarli.

Oggi abbiamo sentito ripetutamente il chiaro messaggio che la pace e la sostenibilità iniziano da noi come individui. Non si tratta di una frase fatta, ma di un invito all’azione continua. Sono però convinto che un’azione d’impatto richieda una pianificazione efficace. E’ in quest’ottica che l’anno scorso abbiamo prodotto al Collegio documenti di lavoro fondamentali come la Strategia della sostenibilità e il Piano d’azione contro il razzismo e in favore della diversità, dell’equità e dell’inclusione, proprio per portarci avanti su questi temi. La nostra comunità è ora impegnata nella messa in opera di questi importanti documenti. Oggi pomeriggio parteciperemo infatti a una serie di attività che non solo sono in linea con il tema dell’UWC Day, ovvero “La pace comincia da noi”, ma anche con l’iscrizione riportata sull’urna dell’Ara Pacis Mundi che recita: “Odium parit mortem, vitam progignit amor / L’odio produce morte, l’amore genera vita”.

Le nostre attività comprenderanno quindi il servizio nella comunità locale e laboratori che ci aiuteranno a conoscere le tradizioni nazionali e culturali, l’importanza di un mondo inclusivo e l’arte di ascoltare per risolvere i conflitti. Credo sinceramente che questi passi, per quanto piccoli possano sembrare, contribuiranno a un mondo più pacifico poiché essi rappresentano i mattoni necessari per sviluppare l’educazione alla pace. Per concludere, e senza ulteriori indugi, è con grande gioia ed emozione che dichiaro aperto il 40° anno accademico del Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico.