Una persona anziana con i capelli corti e grigi e gli occhiali è in piedi su uno sfondo chiaro. Indossa una giacca fantasia, una sciarpa color corallo e orecchini di perle. L'espressione è pensierosa.

UWC Day: l’intervento della Presidente Ambasciatore Cristina Ravaglia

La nostra Presidente, durante la cerimonia a Medea, ricorda i “visionari molto concreti” senza il cui apporto il Collegio non avrebbe festeggiato quest’anno i 40 anni di attività

Gentili Autorità, sostenitori ed amici del Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico, che rendete possibile l’esistenza ed il funzionamento di Adriatic; cari studenti, ex studenti, insegnanti e dipendenti tutti del Collegio, che siete Adriatic, la nostra comunità sempre solida e viva; cari duinesi, che siete la nostra casa da ormai 40 anni; grazie in primo luogo per accompagnarci anche oggi in questa giornata solenne.

Questi giorni, come sempre, al Collegio mi sono mescolata con i nostri studenti, cenando con loro a mensa o chiacchierandoci insieme nei corridoi o per le strade di Duino, e li ho visti interagire tra loro, anche quelli del primo anno, nuovi del luogo e appena arrivati – non dimentichiamo che l’anno scolastico è iniziato da neppure un mese. E ho avuto la conferma, l’ennesima, della bontà della scelta dell’Ara Pacis Mundi per celebrare solennemente il tradizionale Peace One Day dei Collegi UWC e l’inizio dell’Anno Accademico 22/23, e, allo stesso tempo, dare il via alle celebrazioni per il 40mo anniversario dell’inizio dell’attività del Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico.

Considero un privilegio ed un onore per il Collegio che l’Amministrazione Comunale di Medea e il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti – e ringrazio il Sindaco Igor Godeas e il Direttore del Sacrario Militare di Redipuglia, Tenente Colonnello Massimiliano Fioretti – ci abbiano consentito di raccoglierci qui oggi. Grazie alla città di Medea, e all’ex Sindaco Franco Stacul, anche per averci proposto, con il medeense Maestro Mauro Maur, un solista di grande livello che con la sua tromba ci accompagna in due momenti particolarmente solenni di questa celebrazione: è questo un regalo particolarmente prezioso per un Collegio che ha nella musica uno dei suoi punti di forza.

Pochi luoghi come questo – che raccoglie il ricordo dei caduti di tutte le guerre, indipendentemente dalla parte per la quale combattevano – riescono a sintetizzare i valori della filosofia e dell’educazione UWC. Ancor più vale questo ora, con una guerra in Europa ormai in corso da mesi, guerra tanto più terribile e minacciosa perché vede il coinvolgimento diretto di una potenza nucleare.

In questo Anno Accademico abbiamo a Duino – ne avete visto poco fa la materializzazione attraverso l’entrata delle bandiere – studenti provenienti da 81 paesi, e dalle situazioni più disparate e disperate. I nostri ragazzi arrivano, in molti casi, da paesi in guerra, e in guerra tra loro, spesso da anni, in qualche caso addirittura da prima che sorgesse il movimento UWC.
Kurt Hahn, il pedagogo ebreo tedesco che, vissute le due guerre mondiali e la persecuzione nazista, fu tra i fondatori del movimento UWC, ebbe la conferma empirica delle sue già mature elaborazioni scientifiche quando, alla fine degli anni ‘50, poté verificare di persona, nel corso di riunioni internazionali, che i rappresentanti di paesi che erano stati nemici nel corso del conflitto mondiale da poco finito riuscivano, nonostante tutto, a dialogare in modo concreto e cooperativo.

Sulla base anche di questa osservazione, Kurt Hahn elaborò definitivamente la conclusione che far crescere, istruire ed educare, sempre insieme, per un lungo periodo, giovani adulti tra i 16/17 e  i 19/20 anni – già identificati quindi come appartenenza nazionale, culturale e religiosa, ma ancora flessibili – provenienti dalle situazioni più diverse, anche da paesi reciprocamente in conflitto, avrebbe potuto favorire la pace e un futuro sostenibile perché li avrebbe abituati al dialogo ed all’ascolto dell’altro. E questo – anche tenendo conto del valore che l’esempio ha nell’educazione UWC, e del rilievo che vi viene dato all’azione concreta e positiva per migliorare il mondo, grande o piccolo che sia, che ci circonda – avrebbe poi potuto avere un positivo effetto cascata.

A questo si aggiunge quanto sintetizzato in modo potente da quello stesso Nelson Mandela, non a caso per molti anni Presidente onorario del Movimento UWC, che i nostri studenti, oggi ben più che Masters of Ceremonies, Giovanna e Mihailo, hanno evocato poco fa nel loro discorso con un’altra citazione: ovvero che l’educazione è l’arma più potente che abbiamo per cambiare il mondo.

Profondamente convinti della bontà di questi valori, alla fine degli anni ’70 un piccolo gruppo di visionari – visionari, fortunatamente, molto concreti – tra i quali ricordo in particolare l’Onorevole Corrado Belci, poi primo Presidente di Adriatic, si batté per riuscire a finanziare, coi fondi della ricostruzione post-terremoto del Friuli, un Collegio del Mondo Unito da collocare proprio sulla linea di confine tra Est ed Ovest, a Duino. Diventava così, anche fisicamente e geograficamente, realtà l’obiettivo di costruire ponti per favorire il dialogo tra i popoli che è proprio dei valori UWC, e di tutti i Collegi del Movimento.

Davvero, dunque, Peace begins with us, la pace comincia con noi. Credo che il tema di Peace One Day 2022 sia quanto di più calzante ci possa essere: la pace davvero comincia, e sempre più deve cominciare, nel micro-mondo che è il Collegio, ogni Collegio UWC, per diffondersi nel mondo che ci ospita, da quello, anche piccolo, che ci è vicino, a quello più grande e lontano.

So bene che di questi tempi difficili questo richiede un atto di ottimismo, di fede, direi, ma è una scommessa che vale la pena di fare.
Così come più di 40 anni fa fecero una scommessa, e la vinsero, i “visionari concreti” che vollero un Collegio del Mondo Unito a Duino: e, con l’Anno Accademico 1982/83, giusto 40 anni fa, Adriatic cominciò a funzionare grazie al supporto, allora ed ancora fondamentale, della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e dello Stato italiano, attraverso il Ministero degli Affari Esteri. A loro, negli anni, si sono uniti numerosissimi altri sostenitori ed amici, senza i quali, semplicemente, il Collegio non potrebbe esistere e crescere, come ha fatto, pur con momenti di difficoltà, in questi anni, e che qui ringrazio tutti di cuore.