Illustrazione in bianco e nero raffigurante tre persone con espressioni audaci che celebrano il Mese della storia dei neri. Il testo include i nomi Babylvn Nartey e Nilaja Mbemba. Lo sfondo è chiaro con citazioni motivazionali lungo i bordi.

Black History Month al Collegio

BHM al Collegio: un mese intenso di attività, riflessioni ed emozioni

«Pensi che abbia scelto questa pelle?
Voglio dire, può sembrare strano, ma se mi dessero la possibilità di scegliere, sceglierei di nuovo questa pelle.
Qualcuno mi ha detto che mi comporto come se fossi nero e nient’altro.
Ci ho pensato… ma che diamine altro potrei fare?
Mi sveglio e grido “sì voglio essere nero”: non come un atto di protesta o di integrità.
Faccio sentire la mia voce, perché se non fossi nero sarei un frutto completamente diverso.»

Joshua-Daniel Kerr Alleyne

Ottobre al Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico è stato il Black History Month, il mese dedicato alla celebrazione della storia dei neri, per valorizzare l’importanza delle persone e degli eventi nella storia della diaspora africana. Come ogni anno, le ragazze e i ragazzi coinvolti si sono prodigati per realizzare un programma fitto di appuntamenti durante i quali informarsi, riflettere, commuoversi e anche divertirsi.

Le parole con le quali si apre questo articolo sono quelle di Joshua (Jamaica), studente del secondo anno che insieme alle sue compagne Babylyn (Ghana), Briana (Tanzania), Liliana (Portogallo), Nilaja (Svizzera), Margarymafalda (Mozambico), Mercedes Regno Unito) e molti altri ha progettato e animato questo programma di eventi.

Durante i due Focus organizzati – e che, come sempre al Collegio, sono momenti di riflessione e approfondimento gestiti dagli studenti – si è parlato di sia di storia che di cultura nera, con particolare riferimento al periodo pre coloniale, che è meno conosciuto. Si è anche voluto mostrare quanto la cultura nera, per esempio dal punto di vista musicale, stia alla base di tantissimi generi, come il rock&roll, l’R&B, il soul. Con questi eventi, ha spiegato Joshua, «volevamo che il pubblico venuto ad ascoltare avesse chiaro in mente che eravamo persone prima di essere schiavizzati e che lo siamo sempre stati anche dopo». Altre attività molto partecipate, sono state il laboratorio Afrobeats, sulle danze afrocaraibiche, e quello di cucina, quando hanno cucinato assieme i fried dumplings.

Un appuntamento di rilievo è stato l’intervento di un ospite esterno, Justin Randolph Thompson, statunitense che da anni vive a Firenze e che per la città organizza il BHM. Era presente tutta la comunità del Collegio, e Justin ha spaziato dal processo organizzativo del BHM di Firenze, alla discussione su quanto arte e storia occidentali siano legate alla storia nera. Ha poi ribadito che l’Europa non è un posto antirazzista, e come ha ricordato Joshua, «più lo diciamo meglio è, così che si possano individuare i nostri alleati: persone consapevoli di quale sia la realtà in Italia e in altri paesi Europei, per fermare il razzismo sistemico e la sua retorica».

A fornire supporto agli studenti nel progettare e realizzare le attività c’è stata Miriam, Study Support Coordinator al Collegio, che ha spinto i ragazzi a impegnarsi ma anche a divertirsi nello svolgere il programma, senza strafare: perché gli impegni degli studenti al Collegio ad ottobre sono numerosi, ed era importante che giungessero a fine novembre pienamente soddisfatti, ma ancora pieni di energie per concludere il trimestre. E così i ragazzi hanno scelto con cura i temi da proporre durante il mese: «Abbiamo scelto in base a delle  priorità, e così abbiamo parlato di tutto ciò che effettivamente volevamo dire, parlando anche di schiavitù, un tema a cui tenevamo molto».

Al termine del mese i ragazzi si sono detti soddisfatti. «Penso che il nostro lavoro abbia avuto un impatto sulla nostra comunità», dice Joshua. Durante un suo discorso pronunciato sulla scalinata della scuola – di cui avete letto un estratto in apertura – racconta di essersi emozionato

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Alla fine ho visto che erano emozionate anche le persone intorno a me: qualcuno era in lacrime, ed ero confuso, perché non mi era mai successo che altri avessero queste reazioni alle mie parole. Mi ricordo di aver pensato: a queste persone importa di me e delle persone di colore in generale; si sono emozionate per le cose che io e i miei amici abbiamo vissuto; anche loro non vogliono più che accadano in questo mondo. Credo che al termine dei nostri incontri le persone abbiano pensato che il cambiamento è necessario e che devono farne parte, e che ci sono molte cose da fare per rendere ogni luogo uno spazio sicuro per tutti
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