Educare alla comprensione internazionale

La testimonianza del Collegio alla conferenza “Transitanti? Storie di vita”

La capacità di comprendere l’altro è come un muscolo: va allenata con costanza e dedizione, ma serve un contesto che permetta tale allenamento. I Collegi del Mondo Unito sono senza dubbio il contesto giusto, grazie alla grande diversità di culture e background degli studenti che ogni anno vengono selezionati per farne parte. Tra gli alunni, la presenza di ragazze e ragazzi rifugiati è frequente. Esiste infatti nell’organizzazione dei Collegi un programma che prevede ogni anno la presenza di almeno uno studente rifugiato in ciascuna delle diciotto sedi.

Si è parlato anche di questo lo scorso 23 novembre all’Università di Cassino, dove si è svolta la conferenza “Transitanti? Storie di vita”. Il Collegio dell’Adriatico ha preso parte all’evento, rappresentato dalla nostra Project Manager per i progetti europei Maria Chiara Billi e dall’ex-studente rifugiato Bashir Elyas (UWCAD 2016-18).

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Al Collegio consideriamo i giovani rifugiati una risorsa ulteriore al fine di educare gli studenti alla comprensione dell’altro. Durante il biennio, gli studenti vivono tutti a stretto contatto, anche con chi fino a poco tempo prima percepivano come nemico: russi con ucraini, palestinesi con israeliani, per esempio. Dopo poco, quello che vedono davanti a loro in classe, a mensa, e nei momenti di svago, smette di essere uno stereotipo e viene riconosciuto per quello che è: un essere umano
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Volevo continuare a studiare, ma non potevo rimanere nella casa famiglia. In quel momento il mio amico Francesco, conosciuto agli scout, mi disse di provare come lui le selezioni per il Collegio. Non avevo molte alternative e per fortuna fui preso

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olevo continuare a studiare, ma non potevo rimanere nella casa famiglia. In quel momento il mio amico Francesco, conosciuto agli scout, mi disse di provare come lui le selezioni per il Collegio. Non avevo molte alternative e per fortuna fui preso
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Studente di Duino dal 2016 al 2018, Bashir ha descritto l’esperienza al Collegio come la più bella della sua vita.

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Per la prima volta mi sono sentito come gli altri e ho pensato “ce la posso fare”. In classe eravamo tutti diversi, e quindi tutti uguali. Ricordo una lezione di storia in cui ero seduto da un lato accanto alla figlia di un ex ministro danese, e dall’altro a un ragazzo rifugiato, appena arrivato dal Sud Sudan, che non aveva mai visto la luce elettrica. Il Collegio per me è stata una salvezza, un periodo in cui, anche grazie alla borsa di studio del Premio alla Bontà, sono stato tranquillo e ho potuto pensare solo allo studio
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Nel video seguente si possono ascoltare i due interventi nella loro interezza.