Un collage di nove foto singole che mostrano persone in vari contesti. Alcune posano in interni, una in tenuta da pittore e un altro gruppo di sei persone insieme, mentre altre sono all'aperto, in riva al mare o in un parco. Tutte sorridono e una tiene in mano un cesto di oggetti.

Come funzionano le giornate di Critical Engagement

Giochi, laboratori e dibattiti per fare propri i valori chiave del movimento UWC

Una definizione dei Collegi del Mondo Unito potrebbe essere quella di luoghi nei quali incontrare persone provenienti da ogni angolo del mondo, in un clima di pace e dialogo che permette la comunicazione interculturale. Se questa definizione è vera, sarebbe tuttavia errato credere che una congiuntura così favorevole sia naturale e semplice da realizzare. Non bisogna infatti dimenticare che ogni anno, nei vari Collegi, arrivano ragazze e ragazzi nuovi, con vissuti gli uni diversi dagli altri, e un’idea esclusivamente teorica di cosa significhi fare parte del movimento UWC. Per passare dalla teoria alla pratica bisogna lavorare insime a loro affinché i valori del movimento diventino una bussola personale capace di guidare l’agire di ciascuno dei nostri studenti.

È stato pensato in quest’ottica il Critical Engagement, una metodologia di apprendimento sperimentale che punta a sviluppare il pensiero critico, il coinvolgimento personale e il rafforzamento dei legami di comunità. Nella pratica, si sostanzia in tre giorni di laboratori, durante i quali gli studenti del primo anno vengono guidati da un gruppo di facilitatori attraverso attività di confronto, dibattito e gioco. Abbiamo chiesto a Janica Kozina – ex studentessa di Duino e facilitatrice del progetto – di spiegarci più nel dettaglio queste attività.

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Si tratta di corsi brevi, con laboratori orientati all’azione. Durante il CE di quest’anno a Duino ci siamo occupati di identità, diversità e responsabilità sociale
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Come ha specificato Janica, questi temi possono risultare molto astratti e non necessariamente chiari agli studenti.

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L’obiettivo dei laboratori era quello di rendere i ragazzi consapevoli: metterli nella condizione di definire questi concetti astratti, ma soprattutto esplorarli nel loro vissuto personale e nel confronto con gli altri, anche al fine di cogliere degli aspetti pratici per orientare la propria azione
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Ripensando al suo periodo da studentessa a Duino, Janica lo ricorda come un periodo piuttosto tumultuoso, in cui non è sempre stato facile mettere a fuoco ogni input e insegnamento che il Collegio le propoveva. Ecco allora quanto sia importante trovare spazi di confronto come questi, nei quali gli studenti devono sì mettersi in discussione, ma sempre in contesto protetto e non giudicante.

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Ogni argomento è stato affrontato con tre, quattro attività. Durante un laboratorio dedicato al tema dell’identità, per esempio, abbiamo proposto un gioco di ruolo: ogni studente doveva impersonare un certo tipo di identità, diversa dalla sua, e un altro aveva il compito di indovinare chi stava impersonando. In questo modo, abbiamo potuto riflettere sul ruolo e la percezione degli stereotipi. Tutti concetti astratti e complessi, che abbiamo affrontato come fossimo in un’assemblea, discutendone insieme apertamente
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Tre giorni senza dubbio impegnativi, ma al tempo stesso molto coinvolgenti.

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I laboratori mettono alla prova gli studenti, costringendoli a uscire dalla loro zona di comfort; allo stesso tempo, però, sono pensati affinché nessuno si senta in pericolo, ma possa esplorare un concetto. Tutti gli studenti hanno partecipato, ed era compito nostro, di facilitatori, far sì che questo accadesse. Il nostro ruolo è infatti quello di permettere una comunicazione costruttiva tra gli studenti, e mostrare loro dei possibili approcci con i quali affrontare questo tipo di tematiche anche fuori da un contesto protetto, come quello del Collegio
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