
Da otto anni, il 25 gennaio è un giorno molto importante anche per la comunità UWC, dopo che nel 2016 il ricercatore Giulio Regeni venne sequestrato al Cairo per poi essere ritrovato senza vita e con chiari segni di tortura il 3 febbraio. Da allora la famiglia e la comunità che intorno a essa si è stretta non hanno mai smesso di chiedere verità e giustizia per Giulio, ex studente del UWC USA, ma anche per tutte le altre vittime di violazioni dei diritti umani.
Una delegazione formata da più di una ventina di persone, tra studenti e staff del Collegio, si è dunque unita al popolo giallo a Fiumicello Villa Vicentina, dove Giulio è cresciuto e ha vissuto fino al trasferimento in Nuovo Messico. Lì aveva frequentato il biennio conclusivo delle superiori al Collegio del Mondo Unito di Montezuma, restando poi parte del movimento UWC come volontario della Commissione Nazionale Italiana per le selezioni italiane.
A Fiumicello ogni 25 gennaio viene organizzata una giornata in cui si susseguono diversi appuntamenti legati dal filo conduttore “Giulio continua a fare cose”. Il primo incontro si è svolto in mattinata con le scuole, dedicato al tema La strada dei sogni – il diritto di sognare, con la partecipazione del Governo dei Giovani, di cui Giulio era stato il terzo sindaco. Verso sera ci si è radunati per il flash mob “Tutti i nodi vengono al pettine” e la Camminata dei diritti, una fiaccolata silenziosa lungo le vie cittadine in seguito al minuto di silenzio osservato alle 19:41, orario dell’invio dell’ultimo sms di Giulio la sera del 25 gennaio 2016.
Alla pista di pattinaggio si è poi svolta la serata “Parole, immagini e musica per Giulio” dove si sono sentite alcune voci del “popolo giallo”. Tra queste anche quelle di quattro studenti del nostro Collegio, che hanno condiviso le loro riflessioni e quelle di un amico egiziano. Una di loro ha raccontato come Giulio sia molto caro agli studenti dei collegi UWC «Giulio è una fonte di ispirazione, anche perché ci fa riflettere sul mondo che vorremmo, ci dà la possibilità di iniziare a sognare e sperare in qualcosa di nuovo e infine di trasformare quelle idee e quelle speranze in qualcosa di concreto, come lo è per noi essere qui oggi».
La serata è stata costellata da interventi, in presenza e a distanza, di personalità come Lella Costa, Marco Damiano, Roberto Fico, Ottavia Piccolo e Pif, oltre al Presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli, il Presidente della FNSI, Vittorio Di Trapani e il coordinatore dei presidi regionali di Articolo 21, Beppe Giulietti, che da anni è molto vicino alla famiglia Regeni nella sua richiesta di verità e giustizia.
Per la prima volta in tutti questi anni, tale richiesta si svolge in un clima di attesa mista a speranza, ancorate concretamente a una data che segnerà uno spartiacque in questa vicenda. Dopo un lungo stallo dovuto alla irreperibilità degli imputati, la recente sentenza della Corte Costituzionale – efficacemente commentata dall’avvocata dei Regeni, Alessandra Ballerini – ha stabilito che il prossimo 20 febbraio potrà iniziare il processo ai quattro agenti dei servizi segreti egiziani accusati di aver sequestrato, torturato e ucciso Giulio. Paola Deffendi e Claudio Regeni – i quali hanno ribadito che la loro lotta non è una «questione di famiglia», bensì una gravissima violazione dei dirittim umani, che quindi interessa tutti i cittadini italiani e non – dopo ben otto anni possono finalmente sperare quanto meno in una verità processuale.